La cultura europea ottocentesca ha sviluppato un'autonoma scienza del diritto amministrativo. Un ruolo centrale, nella concezione giuridica dell'amministrazione e dei suoi poteri, ha avuto la teoria dell'atto. Attraverso i propri atti l'amministrazione si manifestava ai cittadini, avvantaggiandoli o pregiudicandoli. Nei confronti degli atti pregiudizievoli contrari alla legge vi era la possibilità di agire in giudizio, sottoponendo ai principi dello Stato di diritto anche gli apparati amministrativi. Il volume ripercorre le matrici culturali della teoria dell'atto, già insite nelle opere di Hobbes, Montesquieu, Hume, Hegel e altri, per individuarne gli sviluppi negli scritti dei giuristi francesi, tedeschi, inglesi, spagnoli e italiani. In tale contesto spicca la figura di Oreste Ranelletti. Tra fine Ottocento e inizio Novecento egli ha dato un decisivo contributo alla tipizzazione degli atti amministrativi e alla loro sistemazione concettuale, in proficuo dialogo con la scienza europea. Le sue tesi vanno storicizzate, ma il metodo che le caratterizza esprime un tratto costante del pensiero giuridico più maturo: l'attitudine a qualificare il reale, in vista della creazione di un ordine strumentale a rafforzare stabilità e certezza delle relazioni sociali
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