Non vedere nelle
possibilità di sviluppo delle “nuove” tecnologie (ancora per quanto le
chiameremo nuove?!) alcun limite è stato uno dei più grandi problemi delle
sorti dell’e-learning. Lo sboom della new economy prima, e l’attuale crisi
globale adesso, hanno inferto un duro colpo all’attenzione nei confronti
dell’e-learning. Soltanto negli ultimi tempi pare che si riesca a calibrare
opportunamente l’attenzione sul connubio formazione-ICT, superando l’antinomia
reale vs. virtuale che ormai appare fuorviante. Passare da ottimismi e
proiezioni iperboliche a pessimismi e chiusure non tiene conto dei fattori che
concretamente – come i casi riportati dimostrano – permettono di avere un
“ritorno nell’investimento in apprendimento” apprezzabili. Partendo da una presa
di posizione netta a favore di approcci formativi costruttisti e da posizioni
contrarie a ogni determinismo tecnologico (si pensi ai learning objects),
questo studio si propone come una sorta di aggiornamento delle pratiche
migliori di e-learning riscontrate in Italia, indagando empiricamente il
digital divide, l’istruzione secondaria e terziaria, e il knowledge management
aziendale, declinando così di volta in volta l’apprendimento svolto su ambienti
digitali.
venerdì 24 ottobre 2025
E-learning. Apprendimento e internet dopo lo sboom della new economy di Giulio Marini (Aracne)
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
-
Chi siamo? Dove stiamo andando? Il digitale ci induce a riflettere sulle questioni più profonde dell'umano. Nella civiltà dei dati è e...

Nessun commento:
Posta un commento